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LA SPEDIZIONE HA AVUTO SUCCESSO !
Raggiunta la cima del Tharpu Chuli alle ore 11.19 di venerdì 17 ottobre 2008.
Consegnate le due incubatrici e il monitor di controllo allo Shankarapur Hospital di Kathmandu venerdì 25 ottobre 2008.
L’ultima settimana è stata dedicata alla parte “turistica” del viaggio ed è stata particolarmente coinvolgente, immersi nella religiosità e filosofia di vita dei nepalesi.
UN’INCUBATRICE IN NEPAL
Shankarapur Hospital-
LA RACCOLTA HA FRUTTATO
5.070 EURO !!!!!!!!
UN SENTITO RINGRAZIAMENTO A TUTTI…
RESOCONTO ENTRATE-
Entrate
Associazioni:
AVIS Precenicco 50,00
ADO-
BANDA COMUNALE S.CECILIA Precenicco 50,00
ASSOCIAZIONE STIN INSIEME Precenicco 100,00
CCF ANAXUM Precenicco 50,00
CFC L’OFFICINA Ronchis 50,00
Manifestazione “FINESTRE SULL’EST” 533,35
Raccolta con barattolini esercizi
pubblici Precenicco 396,85
Comune di Precenicco 250,00
Banca di Udine Credito Cooperativo 1.000,00
Banca Credito Coop.Basiliano-
Banca Pop.Friuladria-
Agenzia INTRAS-
Partecipanti alla spedizione 300,00
Vendita Magliette e DVD Perù 620,00
Offerte da privati a Ronchis 344,80
TOTALE CONTRIBUTI 5.070,00
Associazione Friuli Mandi
Nepal Namasté 1.932,00
TOTALE ENTRATE 7.002,00
Uscite
Acquisto di 2 incubatrici marca
Mediwevas (euro 1.545,00 cadauna)
e 1 monitor di controllo marca
Nehon Cohdon (euro 3.912,00) 7.002,00
TOTALE USCITE 7.002,00
UN’INCUBATRICE IN NEPAL
L’iniziativa umanitaria portata a compimento a Kathmandu in Nepal con la consegna lo scorso 25 ottobre di due incubatrici allo Shankarapur Hospital è stata sicuramente la più coinvolgente tra quelle proposte in questi anni. Fin dall’inizio dell’anno, quando avevamo contattato l’associazione Friuli Mandi Nepal Namastè di Malborghetto presieduta da Massimo Rossetto, noi del Circolo Culturale e Fotografico Anaxum insieme agli amici del Circolo Fotografico l’Officina di Ronchis siamo rimasti emozionati nel vedere le immagini di degrado nella quale lavoravano gli operatori sanitari in questa struttura. Il racconto di Massimo Rossetto di come i medici erano riusciti a tenere in vita due gemelline nate premature, riscaldandole con coperte e al calore di alcune lampadine, ci aveva toccato nel profondo. Abbiamo aderito allora alla sua proposta di acquistare insieme due incubatrici e un monitor di controllo delle stesse; il costo complessivo era superiore ai 7000 euro e il progetto era di riuscire a raccogliere almeno il 50% della cifra. Ebbene la gente, le associazioni e alcune aziende del nostro territorio hanno permesso di superare i 5000 euro, portando a termine una delle azioni umanitarie più significative.
Il via era stato dato lo scorso mese di luglio a Ronchis, durante una serata dedicata alla proiezione della precedente nostra esperienza in Perù; e in quella serata avevamo presentato ufficialmente la nostra iniziativa sotto lo slogan “Un’incubatrice in Nepal – Shankarapur Hospital – Kathmandu”. Durante il mese di agosto poi qui a Precenicco una Mostra Fotografica “Finestre sull’Est” e una serie di proiezioni sono state l’occasione per presentare alla comunità la nostra iniziativa. Nella serata inaugurale del 14 agosto abbiamo avuto ospiti il presidente di Friuli Mandi Nepal Namastè, Massimo Rossetto, insieme ai presidenti onorari Romano Benet e Nives Meroi, i noti alpinisti degli 8000 himalayani.
Ma il momento più emozionante è stato il nostro arrivo all’ospedale Shankarapur a Kathmandu, stipati in un microscopico taxi. Veniamo accolti dal direttore sanitario dottor Ramesh Dhakal e dagli altri medici che ci mettono al collo una sciarpa di seta bianca, come simbolo di benvenuto; ci sono anche Massimo, sua moglie Nadia Gregorcic e altri due rappresentanti dell’associazione, Edi Bielli e Simonetta Minatel.
Le incubatrici erano già arrivate una paio di settimane prima (avevamo inviato il denaro raccolto i primi giorni di ottobre, prima della nostra partenza per il Nepal) e, notizia ancora più bella, erano già state utilizzate per salvare due neonati pochi giorni prima. Ci accompagnano a visitare l’ospedale che è una struttura non indipendente ma inserita tra altre abitazioni; visitiamo il pronto soccorso, la sala di sterilizzazione, dove (mamma mia !) riciclano i guanti monouso e le garze… un paio di camerate dove sono ricoverati alcuni pazienti e poi il “reparto” maternità. E qui troviamo la sorpresa più grande: Massimo ha fatto venire per l’occasione la mamma con le due gemelline che hanno dato il via alla nostra iniziativa. Oggi 25 ottobre hanno un anno e quindici giorni; sono bellissime, una dorme su un lettino dell’ospedale e l’altra è in braccio alla mamma che ha solo 18 anni. Scattiamo alcune fotografie, perché il momento è veramente emozionante; a Massimo luccicano gli occhi e anche noi siamo commossi. In una stanza attigua, ci sono le due incubatrici e il monitor di controllo; alla parete una targa in inglese ricorda che sono state donate dalle nostre associazioni. Una dottoressa responsabile del reparto ci dà due fotografie che ritraggono i primi due neonati che sono stati posti all’interno delle due incubatrici; scattiamo anche noi diverse fotografie per documentare l’esito positivo della nostra iniziativa. Quando lasciamo l’ospedale, i medici e tutto il personale vengono a salutarci; è stata un’esperienza coinvolgente e ci sentiamo orgogliosi di rappresentare tutte quelle persone dei nostri paesi che con le loro donazioni hanno permesso di raggiungere questo obiettivo.
ANTEFATTO
Dopo le precedenti positive esperienze delle spedizioni fotografico-
Programma alpinistico
Il programma prevede di percorrere il trekking del Santuario dell’Annapurna (Annapurna Sanctuary) fino a raggiungere il Campo Base del Machhapuchhare e poi l’ABC (Annapurna Base Camp). Da lì inizierà il percorso alpinistico (trekking peak) per raggiungere la cima del Tharpu Chuli a 5663 m. slm. Il supporto tecnico-
Organizzazione
Il Circolo Culturale e Fotografico Anaxum di Precenicco e il Circolo Fotografico e Culturale l’Officina di Ronchis, forti delle precedenti esperienze di alcuni soci, cureranno l’organizzazione di tutta la spedizione: volo per Kathmandu, trasferimento a Pokhara, trekking e percorso alpinistico, azione umanitaria (vedi più sotto), giro turistico nella Valle di Kathmandu e rientro in Italia
Azione umanitaria
Alle due ultime spedizioni (quella sul Kilimanjaro e quella in Perù, vedi alla pagina del Circolo Anaxum) sono state abbinate delle azioni umanitarie mediante una raccolta di fondi per acquistare attrezzature e materiali concordati con i responsabili di scuole locali.
Nello scorso mese di gennaio, abbiamo avuto il piacere di incontrare Massimo Rossetto, presidente dell’Associazione Friuli Mandi Nepal Namastè di Malborghetto, con il quale stiamo concordando il nostro intervento in Nepal. Ci indirizzeremo verso l’acquisto di attrezzature mediche per un piccolo ospedale di Kathmandu: rimanete “sintonizzati” su questa pagina per gli aggiornamenti su questa importante iniziativa. Qui troverete anche i programmi che elaboreremo per presentare pubblicamente questa azione umanitaria.
Per principio, i fondi raccolti verranno spesi fino all’ultimo cent per l’acquisto di quanto necessario, assolutamente senza alcuna spesa aggiuntiva per gestioni varie (in quanto non c’è alcuna spesa aggiuntiva, sostenendo noi direttamente le spese di viaggio e di acquisto); e sempre per principio non lasceremo mai un cent in contanti a chicchessia (missionari, medici o altri) in quanto i fondi verranno completamente spesi per l’acquisto di materiali e attrezzature necessarie.
Periodo
La partenza avverrà il 5 ottobre 2008, con volo da Venezia a Roma alle ore 10.25. Poi da Roma alle 20.50 per Dacca (Bangladesh); arrivo a Kathmandu alle 13.25 del 6. Si rientrerà il 1 novembre con partenza alle 14.25 e arrivo a Venezia alle 21.50 del 2. Volo della Biman Bangladesh Airways, via Dacca.
Motivazioni
Ci piace viaggiare, conoscere posti nuovi e nuove persone; ci piace la montagna, camminare, viverla e fotografarla; e se facciamo anche i turisti, allora vogliamo dare una mano, nel nostro piccolo, a chi economicamente sta peggio di noi…
SULLA VETTA DEL THARPU CHULI
…abbiamo camminato cinque giorni per raggiungere il Campo Base dell’Annapurna a 4130 m., attraversando villaggi e paesaggi incantevoli; partiti dai 900 m di Nayapul abbiamo percorso un dislivello di oltre 3200 metri. Ma quassù tutto è fantastico, siamo nel cuore dell’Annapurna, circondati dalle cime più alte del mondo: il Singhu Chuli, l’Annapurna South, l’Annapurna I, il Machhapuchhare, tutte tra i 7000 e 8000 metri. Dal nostro rifugio dobbiamo alzare ancora la testa e gli occhi per poterne vedere la cima…
Mercoledì 15 ottobre lasciamo l’ABC (Annapurna Base Camp) verso le sette con gli zaini carichi, le nostre guide Bashu e Sonam e alcuni portatori. Scendiamo nel profondo canalone tracciato dalla lingua del ghiacciaio dell’Annapurna prestando attenzione perché è particolarmente ripida; percorriamo poi un paio di chilometri sulla morena del ghiacciaio per risalire dalla parte opposta. Incrociamo due coreani che rientrano con le loro guide e i portatori: non ce l’hanno fatta. Sbuchiamo su una radura e ci fermiamo un momento a riprendere fiato: è sempre faticoso camminare a queste quote. Inizia il sentiero che si inerpica sul costone erboso e che il giorno prima riuscivamo a vedere dall’ ABC; in certi tratti è molto esposto e bisogna prestare attenzione, a volte camminiamo in cresta con i versanti che precipitano sotto di noi a destra e a sinistra. Lo spettacolo offerto dalle montagne imbiancate che ci circondano, ci ripaga della fatica: è meraviglioso ! A quota 4700 ci fermiamo per allestire il primo campo; aspettiamo l’arrivo di tutti i portatori e poi diamo una mano a montare le tende. Quando terminiamo comincia a nevicare piano piano, ma c’è anche il sole e rimaniamo fuori a guardare i panorami attorno a noi…
Oggi è giovedì e la prima notte in tenda non è andata malissimo anche se ho dovuto individuare la posizione giusta per la schiena tra una sasso e una zolla di terra. Sono le sei quando esco dalla tenda e la temperatura è rigida; il sole illumina già la cima dell’Annapurna e approfitto per scattare un paio di fotografie. Dopo la colazione smontiamo le tende visto che ci trasferiremo a quota 5000 per allestire il campo alto. Partiamo subito dopo; gran parte del percorso è su neve, abbastanza dura visto l’orario. Adesso ci avviciniamo in maniera visibile alla nostra meta: il Tharpu Chuli assomiglia a una grossa fetta di torta con la panna, o meglio a una meringata. Arrivati su una spianata di neve a 4950 metri, la nostra guida Sonam Sherpa fa allestire il campo; domani tenteremo la cima partendo da qua partendo alle tre di notte.
Passiamo la giornata sistemando preparando l’imbragatura, i cordini e i moschettoni; le corde fisse e i chiodi da ghiaccio li stanno controllando Sonam con un’altra guida. C’è infatti accampata un centinaio di metri più in alto, una ragazza finlandese che si chiama Schyam con la sua guida e Sonam ha preso accordi con lui per salire insieme; molto meglio così la sicurezza sarà maggiore. La notte cerchiamo di dormire, ma sulla neve fa freddo davvero.
Venerdì 17, se qualcuno fosse superstizioso rimarrebbe in tenda. Sveglia alle due, un buon tè caldo con alcuni biscotti è un toccasana con la temperatura che sfiora i -
Ai primi chiarori dell’alba giungiamo ai piedi del versante nord della nostra montagna: è ripidissimo, innevato di fresco e questo primo tratto viene calcolato ad occhio dalle due guida ha circa 200 m. di dislivello. Sonam e il compagno cominciano ad allestire le corde fisse; piantano con forza un paletto metallico nella neve e poi uno comincia a salire portando la prima corda. Nessuno è ancora salito in questa stagione, siamo i primi e da sotto lo vediamo affondare fino a mezza gamba ed arrancare con molta fatica; i primi cento metri di corda finiscono e vengono fissati a una roccetta che affiora dalla neve. A questo punto parte la ragazza finlandese, poi Gianni e di seguito io; utilizziamo la maniglia fissata al nostro imbrago e proseguiamo molto lentamente su questa salita quasi verticale. Ci fermiamo al termine del primo tiro di corda e aspettiamo che Sonam sistemi il secondo tratto; l’attesa è lunga e la temperatura è sempre rigida perché siamo ancora all’ombra, Gianni dice che comincia ad avere freddo ai piedi. A un cenno di Sonam cominciamo a salire il secondo tratto; non sarà l’ultimo perchè dovrà essere usata anche la corda utilizzata per la cordata sul ghiacciaio, infatti per arrivare alla sommità del versante mancano ancora una cinquantina di metri. La salita è sempre più ripida, Gianni è esausto e anche io, ma stringo i denti e tengo duro. Alla fine sbuchiamo su un tratto pianeggiante, siamo a oltre 5400 m. e sulla nostra destra si staglia la sagoma di una piramide vertiginosissima: l’ultimo tratto di 200 metri di dislivello alla fine del quale si trova la cima del Tharpu Chuli.
Nella neve, si affonda con tutta la gamba anche perché ora siamo al sole che comincia a riscaldare; sono passate da poco le 9 e ci leghiamo nuovamente in cordata. Dovremo proseguire così sino alla vetta perché non c’è la possibilità di fissare delle corde essendo la neve troppo alta e farinosa. Cominciamo a risalire una china, ma dopo pochi passi Gianni rinuncia si slega e dice che ci aspetterà lì; provo a stimolarlo ma decide di rimanere. Accorciamo la cordata e arriviamo sopra la china che si affaccia su un enorme crepaccio; dobbiamo aggirarlo e Sonam sonda con la piccozza la profondità della neve: in certi punti affonda tutta la piccozza e anche tutto il braccio, lì c’è un buco e dobbiamo stare molto attenti. Riusciamo finalmente a portarci vicini al bordo lungo il quale saliremo; si tratta proprio di uno spigolo, qui il Tharpu Chuli assomiglia a una piramide e noi dobbiamo percorrere una via ideale molto vicina al bordo dove la neve più difficilmente cede. È ripidissima oltre ogni immaginazione, a destra e a sinistra il vuoto; la mia macchina fotografica al collo si riempie della neve che raccoglie lungo la salita. Facciamo un passo, poi piantiamo la piccozza con forza per farla sprofondare il più possibile nella neve farinosa e ci puntiamo per fare il passo successivo. Affonda la gamba fino a mezza coscia, ma la fatica più immane la fa Sonam che sta aprendo la via sulla neve immacolata; ogni tanto mi fermo per scattare una foto: è pazzesco, ma al tempo stesso fantastico. Non so quanto tempo arranchiamo in quelle condizioni, un’ora, due… Ci troviamo improvvisamente come sopra un tetto: lo spigolo è terminato, ora possiamo camminare in cresta, meno ripida, ma sottile come una lama di coltello. Ancora pochi passi, pochi minuti e… siamo in cima !